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Cosa c’entra la Formula 1 con il corona virus?

Sono appassionato di macchine e ovviamente mi piacciono le corse quindi in questo periodo che è tutto fermo, anche il campionato di Formula 1, mi accontento di riguardare le corse del passato (magari quando la Ferrari vinceva).

Ieri stavo guardando un vecchio Gran Premio e ad un certo momento c’è stato un incidente ed è entrata la Safety Car.

Per chi non lo sapesse è un auto normale dietro la quale si allineano tutte le macchine da corsa in attesa che la pista diventi di nuovo disponibile e si possa tornare a gareggiare.

Nel periodo in cui è presente quest’auto tutti i piloti vanno più piano, sono vietati i sorpassi e le posizioni che si erano acquisite nei giri precedenti non possono essere modificate.

Ma la cosa più importante è che si annullano i distacchi tra le auto e quindi alla ripartenza sono tutte vicinissime, i vantaggi sono azzerati.

Durante questi giri i piloti più furbi e più veloci si affrettano a rientrare ai box per fare rifornimento, cambiare le gomme e regolare meglio la macchina in modo da essere più veloci possibile quando la corsa riprenderà. 

Insomma approfittano del tempo in cui non si può correre per migliorare le prestazioni future.

Ecco la mia mente malata, guardando questo gran premio ha partorito una similitudine con i tempi di oggi:  mi è venuto in mente che il mondo in questo momento per la prima e speriamo tutti unica volta dopo decenni si è allineato dietro una gigantesca e virtuale Safety Car

Stiamo vivendo tutti quanti un grandissimo momento di livellamento, certo chi è benestante lo rimarrà anche dopo il coronavirus e viceversa (del resto nemmeno Kvyat e la Toro Rosso hanno speranze contro la Mercedes di Hamilton) però credo che ognuno di noi, ogni singola persona, ha un’occasione unica per impegnarsi a riflettere, studiare, modificare e migliorare tutto ciò che sa fare per poterlo fare ancora meglio quando si ricomincerà a correre, quando si ricomincerà a competere tra aziende e anche tra nazioni.

Vedo in questa grandissima tragedia che ci è capitata un’occasione dalla quale trarre spunto per migliorarci per non passare le giornate davanti ai telegiornali ma per studiare e per capire come potremmo fare a essere migliori quando tutto ricomincerà sia a livello personale che a livello professionale.

Credo che sia una responsabilità che abbiamo, che ognuno di noi ha nei confronti della propria famiglia e per quanto riguarda i professionisti e gli imprenditori nei confronti delle proprie aziende dei propri dipendenti, dei propri clienti e anche del proprio paese e di chi ci sta intorno e si sta impegnando affinchè tutto questo finisca in fretta e nel modo meno doloroso possibile.

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